vi porto un’altra esperienza (fin troppo)concreta.
è appena successa e non è – in effetti – niente di nuovo; però bisognerebbe ogni tanto sentirne una perchè ritengo che faccia bene
(un po’ per riderci sopra e un po’ per non abbassare la guardia).
ovviamente non posso svelare i “segreti” aspetti del business, cercherò comunque di rendere l’idea…
comincia così:
“c’era una volta una ditta nella quale si seguivano tanti bei principi agili…
però qualcuno tramava nelle tenebre…”
Infatti alcune “operazioni di business una-tantum” (a volte anche due-tantum
) venivano svolte in modo “selvaggio“.
Alcune altre caratteristiche di queste operazioni sono:
- altissimo rischio (in particolare di rovinare tutto quanto costruito fino a quel momento)
- in assoluta solitaria (ovvero meglio di Ambrogio Fogar, almeno lui aveva Armaduk)
- direttamente sul database (aka la roulette russa con cinque colpi nel cilindro)
- senza alcun meccanismo di test (tranne qualche sfregatìna agli amuleti vari)
… e un tot di altre usanze che comprendono danze propiziatorie, offerte al dio scarafaggio, ecc. ecc. che vi risparmio.
Il “Fogar” di turno è il sottoscritto, colui che per primo dovrebbe dare il buon esempio… ma andiamo a vedere come è andata, non si sà mai che si impari qualche lezioncina…
—
Arriva la richiesta “non ricorrente“.
Come di consueto getto un’occhiata oltre al monitor e mi rendo conto che l’”atmosfera è buona“. Il lavoro sembra scorrere fluidamente.
Mi riabbasso e con il male nel cuore butto via tutte le agili regole di buon senso. Per un motivo ancora sconosciuto (we don’t need another hero…) decido di immolarmi sull’altare della prestazione in nome del bene ultimo.
Stupidamente decido quindi di “fare quello che va fatto“…
la leggenda narra che le mie ultime parole – biascicate tra i denti – sono state: “lo so che è sbagliato ma non c’è nessun’altra possibilità per farlo in modo giusto”
Mi giustifico con le seguenti osservazioni:
- non mi va di disturbarli per queste cosette, in fondo stanno lavorando bene
- in fondo è solo per questa volta
- in fondo le altre volte è andata bene
- in fondo ci metto meno a farlo che a spiegarlo
- in fondo ce l’abbiamo bisogno subito
- in fondo faccio particolare attenzione
già… “in fondo” e “in fondo” e si comincia a sprofondare…
Il tutto sicuramente in buona fede. Lo giuro! (semmai sono solo ignorante, non cattivo)
Evidentemente però prima o poi succede quello che deve succedere; è solo questione di tempo.
…
[qualche giorno dopo...]
Arriva tutto – ovviamente – in modo inaspettato…
Suona il telefono… qualcuno dall’altra parte mi mette di fronte ad una situazione altamente impossibile.
Qualcosa del tipo: “parrebbe che alcuni clienti del tipo “B” siano stati considerati del tipo “A” come è possibile?“
… durante i primi trenta, trentacinque secondi penso che il mio interlocutore abbia seri problemi nella comprensione del sistema e mi dico:
“come è possibile se abbiamo codificato e testato le regole che non lo permettono?“
Poi, come d’incanto mi riaffiora alla mente l’immagine di un intrepido (quanto folle) omìno che ticchetta con la sua tastierìna sulla banca dati.
Un’inattesa frescura aggredisce quindi le mie estremità del corpo (aka sudore freddo) e nella testa comincia a rimbombare un:
“no, no, no, no, non può essere…“
e balbettando rispondo:
“eh… uh… un attimo che guardo, richiamo io… tlock“
Il tutto cercando sempre di dare l’impressione di avere la situazione sotto controllo.
Ormai la respirazione si è fatta leggermente affannosa ma tento disperatamente di non darlo a vedere troppo.
Mi maledico in tutte le lingue che conosco e comincio seriamente a pensare che “non ero io”.
“Un demone deve aver preso possesso del mio corpo, in fondo non sono mica così stupido da osare tanto… dev’essere così, già…“
Qualche ricerca rivela però quello che non volevo sapere e – messo di fronte alle conseguenze – divento (o ritorno) piccino piccino.
Le possibili conseguenze valutate al momento del rischio ora sono vere conseguenze e – viste in questa nuova ottica – non mi piacciono più molto.
Inoltre non sono più disposto ad accettarle… mi chiedo dov’è sarà mai finita la mia sicurezza di qualche giorno fa…
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Meno male che mi è rimasto un briciolo di saggezza ed ho chiesto agli altri di aiutarmi a “salvare il salvabile“
(ovviamente in queste situazioni drammatiche partecipano tutti al meglio delle loro capacità, se state leggendo, grazie!).
In alternativa avrei potuto provarci tutto da solo, direttamente sulla banca dati… come sembra come idea? ![]()
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Ecco quindi le lezioni che spero di aver imparato da questa “quando perdi, non perdere la lezione“-esperienza :
Personalmente
- Se prendo un rischio devo accettarne anche le conseguenze; sul serio! Mica solo finchè rimangono nel campo delle possibilità!
Se invece non voglio correre nessun rischio so come devo agire (tipicamente come ci insegna chi è passato prima di noi)
“Hope is not a strategy” (dalle “signatures” di Ron Jeffries, non so di chi sia originariamente) - Spesso – nella disperata illusione di un guadagno veloce – invece di migliorare una situazione la si peggiora notevolmente.
Nella mia storiella volevo fare in fretta per non disturbare gli altri e fare felici i clienti subito…
…evidentemente non ci sono riuscito. - Cercherò di dare maggior credito al mio istinto, soprattutto quando si ribella
Ad esempio: quando mi viene da trattenere il respiro durante l’esecuzione di una query, forse c’è qualcosa di strano.
Professionalmente
- I rischi vanno valutati meglio
Ogni singola volta che si prendono, evitando l’abitudine di lavorare “sotto rischio“.
Dopo un po’ non fanno più paura a nessuno, almeno finchè non succede di nuovo qualcosa - Ad ognuno le sue competenze
Certe decisioni non vanno prese dal lato tecnico:
“Questo costa X con questo grado di rischio, costa Y con quest’altro. Le conseguenze potrebbero essere queste che faccio?“ - C’è una sola velocità
Quindi un solo modo giusto di fare le cose. Scendere a compromessi significa innanzitutto “scendere“
Spero di avervi strappato qualche sorriso e qualche pensiero anche se sono seriamente convinto che a voi queste cose non succedano…
- in fondo succedono solo agli altri
- in fondo è solo per una volta
- in fondo faccio attenzione
- in fondo non posso fare altrimenti
- …
“in fondo” e “in fondo” e si sprofonda…



Post che vale molto sia come dimostrazione che la qualità non è negoziabile neanche davanti alla richiesta più urgente, e sia per la mole di insegnamenti che si porta dietro una tale esperienza: chiedere aiuto, non cercare scorciatoie, comunicazione con il cliente, coraggio, etc etc etc etc
Commento di Enri — 26 Settembre, 2006 @ 1:37 pm
He he … ci siamo passati (e ci siamo dentro??) tutti: it’s a long road!!!!
PierG
Commento di PierG — 26 Settembre, 2006 @ 2:08 pm
ma poi cosa sarebbe la vita senza il brivido?
Commento di Simone Finotti — 26 Settembre, 2006 @ 3:43 pm
E’ per questo tipo di interventi che in Rails c’è la console, che ti permette di usare le classi del dominio interattivamente. In questo modo prima di agire sul DB le tue azioni devono passare le validazioni.
Commento di Matteo — 27 Settembre, 2006 @ 7:26 am