Ormai sono rientrato a lavorare da due settimane e (purtroppo) sto lavorando da solo. Solitamente il ritorno dalle vacanze e la mancanza di un compagno portano a poca concentrazione e soprattutto a vagare con la mente su vari task, arrivando spesso a fine giornata con la sensazione di aver “sprecato un giorno”. Questi aspetti uniti al desiderio di tracciare in modo più preciso il tempo speso sulle storie e ad un metodo sistematico per migliorare le stime mi hanno portato alla prima esperienza con la pratica del Pomodoro ideata da Francesco Cirillo.
In due parole un Pomodoro è un timer (meglio se da cucina ed a forma di pomodoro) che si carica a 25 minuti durante i quali si sviluppa senza alcuna interruzione (no telefono, no email, no messenger, no musica); al driiin si ricarica su 5 minuti durante i quali si fa ciò che si vuole (si telefona, si leggono le email, si messaggia, si ascoltano i Guns, si chiacchiera). Ogni due ore si fa una pausa più lunga (15 minuti). Al termine di ogni pomodoro o a metà giornata si traccia quanto fatto sul proprio sistema di tracking preferito (attualmente per me è Excel con grafici committed/estimated e altre metriche).
Precondizione all’utilizzo di questa pratica è che il programmatore/i sappiano a cosa si devono dedicare nei prossimi 25′, e che l’ambiente che ci circonda (es. cliente o altri team) conosca la pratica per minimizzare interruzioni e distrazioni.
Ritengo degni di nota i motivi per i quali solo ora ho sperimentato questa pratica. Sostanzialmente si tratta di motivi psicologici e sociali più che tecnici:
- il countdown inviterà alla corsa?
- porterà ad una sorta di “ansia da prestazione”?
- aumenterà lo stress da lavoro?
- limiterà la mia libertà personale?
- sarò più controllato dal cliente e dai colleghi?
Effettivamente quando parlo del Pomodoro con i miei colleghi sento in modo più o meno esplicito le stesse remore. Invece dopo circa dieci giorni di applicazione della pratica, molti dei timori si sono rivelati infondati. Infatti a fine giornata si arriva con la sensazione di aver lavorato sodo ma senza stress forse perché avere stabilito un ritmo lavoro-pausa in modo sistematico, porta ad avere i propri spazi senza rimorsi, nè sensi di colpa. Inoltre unità di lavoro piccole portano a costruire sin da subito la sensazione di avanzamento verso un obiettivo. Il fatto di “chiudere” tutte le distrazioni permette di lavorare con più tranquillità e di incanalare le energie verso un task alla volta, con grande beneficio per la propria capacità di rimanere lucidi a lungo. Allo stesso tempo durante lo scorrere del pomodoro ho percepito meno ansia perché consapevole che in qualche modo lo sforzo che stavo impiegando sarebbe stato comunque riconosciuto perché tracciato. Il ritmo 25′-5′ si è rivelato abbastanza flessibile da permettere di richiamare il cliente che ci ha cercato, o semplicemente di potersi sgranchire le gambe prima della saturazione cerebrale. Ad ogni modo mi è capitato di cedere alla tentazione di saltare i 5′ di break, ma la maggior parte delle volte mi sono pentito di non aver “sganciato un attimo” soprattutto per non fossilizzarsi troppo a lungo su un’unica soluzione del problema.
Indubbiamente nei giorni in cui non ci si è potuti dedicare come si desiderava allo sviluppo dei task, se il tracking viene condiviso con il cliente ci si trova molto probabilmente a dover fornire delle giustificazioni. Tuttavia non considero questo aspetto negativo a-priori per lo sviluppatore, perché può far emergere ad esempio un’eccesso di interruzioni da parte del cliente stesso, e comunque facilita la ricerca dei colli di bottiglia nel processo fornendo le basi per una contromossa (ad es. uomo muraglia). Quest’ultimo aspetto porta anche a riflettere sul cosa tracciare: Ron Jeffries in “Extreme Programming Installed” consiglia di tracciare e di stimare lo spazio dell’implementazione della soluzione, quindi non l’analisi o tutto ciò che si fa a contorno dell’implementazione (pensare alla soluzione). Questo però non permette di isolare in maniera precisa il tempo dedicato al task (nella sua completezza) ed il tempo che invece si dedica ad altro anche forzatamente. Personalmente ad esempio mi interessava quantificare le interruzioni. Per questo motivo ad oggi ho deciso di tracciare in pomodori anche il tempo dedicato all’analisi del task ad esempio nel chiarire con il cliente i punti oscuri.
Nel caso in cui si vogliano condividere i dati con il cliente è comunque molto importante esplicitare cosa verrà tracciato dell’attività lavorativa e cosa invece non ci interessa tracciare, per evitare spiacevoli incomprensioni ed un effetto boomerang che si può ripercuotere sui programmatori e sulla serenità dei rapporti cliente-fornitore.
Un’ultima considerazione di natura tecnica: rispetto al classico suggerimento XP di non tracciare in modo così fine, ma di calcolare la velocità semplicemente in base alle storie completate a fine iterazione e di confrontare questo numero con quanto stimato, il Pomodoro permette di comprendere se è sul versante “bontà delle stime” che dobbiamo migliorare, o al contrario se le stime erano corrette, ma il tempo effettivo è stato influenzato da più interruzioni del previsto. Questo è importante per comprendere se dobbiamo migliorare le stime o se invece il constraint è altrove.



Questo post è molto confortante, sento anche io il bisogno del pomodoro, sopratutto ora che devo anche fare l’uomo muraglia, il referente, l’analista, lo sviluppatore tutto contemporaneamente.
Quindi ho deciso da lunedì inizio con pomodoro e quaderno.
Perchè il quaderno, perchè tipicamente mi scrivo le cose su pezzi di carta, post-it, quaderni, mail, etc …
Il sistema è troppo caotico e non mi permette di tracciare la storia delle attività.
Da lunedì quindi userò solo un supporto per tutto, tracciandoci sopra a mano anche i pomodori.
Per quanto riguarda il pomodoro credo che inizierò con un widget
http://www.widgetgallery.com/?search=timer&x=26&y=9
Direi che questo è perfetto
http://www.widgetgallery.com/view.php?widget=37162
o forse ….
Commento di Tom — 1 Settembre, 2006 @ 9:57 am
Anch’io uso il pomodoro (con JTomato) ormai da un paio di mesetti, anche lavorando in solitario.
Concordo pienamente sul fatto che usando questa pratica di tracking non si percepisce assolutamente un’ansia da prestazione ma, anzi, si guadagna un certo senso del ‘ritmo’.
Se posso aggiungere un paio di note:
1. Personalmente preferisco aggiornare il tracking al termine dei 25 minuti, mi da un maggior senso di soddisfazione vedere che ho completato una parte del task in corso e mi permette anche un velocissimo punto della situazione.
2. Il pomodoro aiuta molto nel perfezionare le proprie stime del tempo necessario ai vari tasks di programmazione. Non mi è raro, ad esempio, sorprendermi che una grossa stima effettuata in passato in realtà è stata completata, magari, solo in 3 pomodori (ah, caspita, allora ci si mette meno del previsto… me ne ricorderò la prossima volta).
3. Il pomodoro può essere utilizzato per QUALSIASI attività, non solo durante la programmazione.
Commento di Stefano — 1 Settembre, 2006 @ 12:31 pm
Ciao Stefano.
Posso annunciarti in anteprima che presto ci sarà una versione di JTomato very-enhanced scritta dal mio amico FRANK…
Per il resto anche io preferisco aggiornare il tracking ogni 25 minuti, lo trovo più comodo e come dici te ed aspetto molto importante, dà maggiori soddisfazioni
Te che strumento di tracking usi? Lo condividi con il cliente?
Commento di Enri — 1 Settembre, 2006 @ 12:45 pm
[...] Ma siccome oggi ho trovato questo gustoso post di enrico sul pomodoro nel mio aggregatore (e poi l’ho ritrovato in email) ho pensato fosse una cosa carina da segnalare. Tra l’altro ho l’impressione che il pomodoro sia una pratica potenzialmente molto utile nell’ottica dell’XP for 1, cioè del fare programmazione estrema in solitaria, che è una cosa imo interessantissima. [...]
Pingback di PDI^2 :: La pratica del Pomodoro :: September :: 2006 — 1 Settembre, 2006 @ 1:45 pm
complimenti per quello che scrivi!
da tempo penso di dover scrivere le mie considerazioni sulle pratiche, fosse anche solo per non dimenticarmele ma poi rimando… anche se in segreto ho iniziato qualcosa.
con un “enrico così” però va a finire che attendo le tue (per altro spesso molto simili) e attingo da quelle. (c:
magari – per onestà – aggiungo anche le mie, caso mai ti fossero sfuggite o anche solo per vedere cosa ne pensi/pensate.
il mio personale vantaggio del pomodoro è quello di staccare.
lo pratico su di me anche se non programmo (o molto poco), semplicemente per rendermi conto che sono “troppo dentro” e che c’è un modo migliore di pensare, quello lucido di chi vede tutta la situazione e non solo l’angolino che lo disturba, perdendo il quadro generale. sotto questo aspetto un po’ come il pair programming, solo che si può fare anche da soli.
a questo scopo direi che dovrebbe essere parte della pausa farsi le domande del tipo:
dove sto andando?
sono sempre ancora in traiettoria? (come mi sembra la mia stima adesso che ho un po’ più di esperienza?)
sto facendo il bene per tutti (compreso il cliente) oppure sono caduto nel limbo del programmatore zelante?
come mi è sembrato l’ultimo pomodoro? facile, difficile, troppo difficile (a parte la prima risposta questo dovrebbe lanciare degli allarmi)
in pratica una breve autovalutazione dell’ultimo pomodoro.
dura poco ed è particolarmente efficace, perchè permette di scoprirsi in “fuori gioco”.
non sento molto la parte dello sforzo riconosciuto grazie al pomodoro-tracking in quanto non ho questa necessità ma posso capire cosa intendi.
sicuramente – in questo ambito – voto anche io per il miglioramento delle stime.
altrimenti rileggendo bene il tuo post non ho nulla da aggiungere, contrariamente a quanto scritto in newsletter di xp-it.
contaci che se dovesse arrivarmi qualcosa lo posterò qui sotto.
ciao ciao
Commento di simone — 1 Settembre, 2006 @ 2:06 pm
Se vi serve un Pomodoro
Commento di Tom — 1 Settembre, 2006 @ 5:19 pm
Ciao,
io uso una tecnica simile per staccare gni tanto da internet (a volte mi ci perdo..) solo che pensando al pomodoro mi viene in mente che, sini ad oggi, sono andato sempre IN BIANCO.
Bye
Leo
Commento di leoaruta — 1 Settembre, 2006 @ 11:00 pm
Complimenti per l’articolo.
Per mia esperienza posso dire che mi ci vogliono dai 30 ai 45 minuti per entrare nel ‘flow’ produttivo, quiindi gli intervalli da 25 minuti non so se mi bastano.
Sto cercando di allungare il mio ‘tempo di pomodoro’ a mezza giornata, seguendo un pò quello che dicono i 37signals sull’alone time.
In pratica quello che cerco di fare è stare completamente isolato dal mondo per tutta la mattina per poi dedicarmi alle relazioni col cliente/mail/sviluppo blando il pomeriggio.
Non so se funziona e sicuro non è ottimo per il tracking, magari dopo qualche settimana di prova vi faccio sapere!
Commento di Paolo Dona — 4 Settembre, 2006 @ 2:17 pm
Grazie a tutti per i complimenti…troppo buoni.
Con un “enrico così” però va a finire che attendo le tue (per altro spesso molto simili) e attingo da quelle. (c: magari – per onestà – aggiungo anche le mie, caso mai ti fossero sfuggite o anche solo per vedere cosa ne pensi/pensate.
Simone, con molto piacere leggerei anche le tue impressioni/considerazioni, anche e soprattutto se non completamente allineate con le mie.
a questo scopo direi che dovrebbe essere parte della pausa farsi le domande del tipo:
[...]
in pratica una breve autovalutazione dell’ultimo pomodoro.
Ottima osservazione. In effetti uno degli obiettivi del pomodoro è anche quello di incentivare la riflessione sulle azioni, un aspetto fondamentale per migliorare e migliorarsi.
Commento di Enri — 5 Settembre, 2006 @ 5:09 pm
Paolo,
Sto cercando di allungare il mio ‘tempo di pomodoro’ a mezza giornata, seguendo un pò quello che dicono i 37signals sull’alone time.
non conosco i 37signals sull’alone time, ma direi che estendere a così tanto il tempo di pomodoro, ne snaturi la funzione, perché non scandirebbe più un ritmo lavoro-pausa sostenibile e con gli effetti positivi di cui ho parlato sopra. Questo ovviamente non significa che non abbia in assoluto alcun senso adottare una pratica come la tua, semplicemente non è il Pomodoro.
Tienici aggiornati!
Commento di Enri — 5 Settembre, 2006 @ 5:15 pm
rispondo a Paolo quando dice: “mi ci vogliono dai 30 ai 45 minuti per entrare nel ‘flow’ produttivo”.
come già detto più volte secondo me il pomodoro serve proprio a NON entrare in quello che a noi sembra un “flow produttivo” ma che poi in realtà si rivela essere il solito modo di lavorare al quale siamo da tempo abituati.
soprattutto dimentichiamo di porci domande sul perchè facciamo le cose e per chi le stiamo facendo.
di conseguenza prendiamo sempre le stesse (promettenti?) scorciatoie e cadiamo in una specie di “trance programmativa” che ci preclude a priori le nuove emergenti opportunità.
devo però ammettere che nemmeno io conosco i “signals”
forse quello che cerchi di fare assomiglia di più ad una pratica che ho sentito una volta e che mi sembra si chiamasse “cave hours”, ovvero prendersi un periodo di tempo senza interruzioni.
nè la testa nè lo zio google però mi aiutano in questo momento )c:
ciao ciao
Commento di simone — 6 Settembre, 2006 @ 8:36 am
In realtà non so dire se usando il pomodoro, ma evitando di essere interrotto da telefonate o altro, potrei ottenere la stessa sensazione. L’unica è provare entrambe, e sono anche sicuro che non c’è una ricetta vincente per tutti.
Però ho notato che quando al lavoro faccio molte cose diverse e frammentate mi trovo molto + stanco la sera e quasi non ho volgia di accendere il pc. Quando invece faccio almeno 4 ore filate, tendo a essere molto + tranquillo e soddisfatto perchè in sostanza sono mooolto + produttivo. Ovviamente sforzarsi di non guardare la posta o googlare per un lungo periodo è molto difficile psicologicamente, ma fa anche parte di un processo di ‘controllo’ a cui un pò tutti dovremmo allenarci.
Commento di Paolo Dona — 6 Settembre, 2006 @ 6:24 pm
PS: date un okkio a questo e fatemi sapere che ne pensate: http://www.37signals.com/svn/archives2/getting_real_the_alone_time_zone.php
Commento di Paolo Dona — 6 Settembre, 2006 @ 6:29 pm
[...] Vagando qua e lè, tra un blog e l’altro, mi sono imbattuto nell’interessante blog di Enri, in particolare sul post che potrebbe dare una svolta alla gestione della mia concentrazione: il metodo del Pomodoro! [...]
Pingback di Disciplina e Pomodori « Sometime Happens… — 7 Settembre, 2006 @ 1:17 pm
Mentre aspetto con ansia il JTomato di FRANK, riassumo le features che mi piacerebbe trovare in un e-Tomato, e che finora non ho ancora visto in un unico tool (non che sia niente di complicatissimo, basta quasi un batch e un paio di configurazioni):
- Possibilità di lanciare il pomodoro con sequenza di tasti veloce o da command line.
).
- Possibilità di lanciare il pomodoro con durata predefinita (es. pomo 25, pomo 5).
- Selezione del file audio relativo alla suoneria (IMPORTANTISSIMO
- Possibilità di allarme anche visivo (in certi uffici non vogliono rumori strani).
- Possibilità, al termine del pomodoro, di lanciare ‘qualcosa’.
- Possibilità di vedere il progress del timer.
- Possibilità di esecuzione su più piattaforme possibili (inclusi palmari e cellulari).
Non so tu Enri, ma io mi trovo più a mio agio con un tool software (es. JTomato) rispetto al classico timer da cucina, che può sembrare persino un pò ‘weird’ in certi uffici.
Per quanto riguarda il tracking a fine Pomodoro, uso una applicazione web based molto semplice, con conteggio in ore: non condivido il tracking con il cliente (e soprattutto non parlo di Pomodori !) ma a fine progetto o al termine di una iterazione fornisco comunque un report.
Commento di Stefano — 12 Settembre, 2006 @ 8:50 am
Lascio a FRANK la risposta alle feature che chiedi. Io posso dirti che molte sono implementate.
Per quanto riguarda il gadget che uso…ho iniziato con il countdown del mio cellulare: sinceramente comodo anche se poco “romantico”. Sono poi passato ad un timer elettronico (quello di FRANK in versione beta). Ma visto che non sono mai soddisfatto e che mi piace sperimentare, sono andato a comprare The Original Pomodoro rosso e con foglia verde all’Auchan. Lo uso da una settimana buona e devo dire che mi convince di più. Infatti da un lato la sua visibilità salta subito all’occhio e suscita anche curiosità e spesso approvazione da parte di colleghi o coinquilini di ufficio (”eh…avrei bisogno io di 25 minuti senza interruzioni!”).
) è il rumore più basso che c’è, visto il brusio davvero elevato…
Inoltre è un messaggio chiaro inviato al cliente…ed anche il cliente se piomba in ufficio può sbirciare tra quanti minuti siamo liberi.
Sinceramente poi nell’ufficio nel quale sono adesso, il driiin del mio pomodoro (che tra l’altro apprezzo perché spesso mi sveglia
Credo inoltre che lavorando in un team e quindi con un unico pomodoro, averlo ben visibile diventi fondamentale perché tutti i componenti possano avere il feedback necessario e tutti possano avere la possibilità di ricaricarlo.
…e poi perché weird? E’ così carino! Lo tengo sulla scrivania anche quando non lo attivo! Ormai è una specie di mascotte…
Sul non parlare di pomodori con il cliente…anche io preferisco parlare di tempo e quindi essere il più trasparente possibile, anche se poi traccio in unità di 25′.
Commento di Enri — 12 Settembre, 2006 @ 10:50 am
.. e bravo Enri, una volta di queste proverò anche io ad usare il pomodoro ‘fisico’ invece di quello elettronico: sperimentare sempre …
Sul fatto che sia in qualche modo ‘weird’, intendo il fatto che in certi ambienti di lavoro qualunque cosa che sia diversa dall’operatore + monitor + IDE + Excel viene vista di cattivo occhio. Ovviamente non tutti gli uffici sono chiusi alle novità e, perchè no, anche ai tools simpatici (per fortuna).
Commento di Stefano — 13 Settembre, 2006 @ 7:59 am
Hmm… sweet!
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